

Cosa significa per me insegnare? Penso che il modo migliore per spiegarlo sia quello di riportare il giudizio espresso dal comitato di valutazione della Scuola Superiore di II grado.
"La docente ha evidenziato un ottimo senso di responsabilità verso la sua funzione e un considerevole spirito di collaborazione nei confronti dei colleghi. Ha progettato e realizzato attività laboratoriali conseguendo ottimi risultati in termini di partecipazione e di acquisizione da parte degli studenti di competenze professionalizzanti. Ha dimostrato di saper gestire in modo eccellente sia la didattica a distanza che l'utilizzo delle nuove metodologie con particolare riferimento alle TIC. Ha contribuito agli aspetti organizzativi di coordinamento che costituiscono parte integrante del piano dell'offerta formativa con particolare riferimento all'inclusione scolastica. Nei rapporti con studenti e genitori ha dimostrato ottime capacità relazionali e comunicative."
Questa lunga esperienza mi ha permesso di riflettere sul concetto di identità professionale la cui maturazione passa e si struttura, inevitabilmente e necessariamente, attraverso un processo di apprendimento e di sviluppo personale complesso, costante e in continuo divenire in cui le diverse competenze si trovano in equilibrio dinamico e mai definite una volta per tutte
Il risultato è stato quello di aver compreso che il cuore dell’attività di un insegnante sta in una costante sintesi di: conoscenze teoriche che vanno padroneggiate, metodi facilitatori dell’apprendimento, apertura al cambiamento in base all’evoluzione della propria disciplina ma soprattutto dei bambini, capacità di tipo comunicative che favoriscono l’apprendimento, capacità riflessiva e di autocritica ma anche capacità di relazionarsi con alunni e colleghi creando climi positivi di collaborazione nonché capacità di assumere diversi ruoli nell’ambito del lavoro scolastico
I bambini e le persone con le quali ho avuto il piacere di condividere questo lungo percorso mi hanno portato a mettere al primo posto il “prendersi cura” della persona nella sua globalità, facendomi carico dei suoi “bisogni” e delle sue più profonde esigenze collegate alla sua dignità
Ritengo di aver anche imparato la lezione più grande quella dell’essere partecipe di un’esperienza di condivisione nella quale il bambino non deve essere come un soggetto neutrale ma come parte integrante di un contesto interpersonale